Chi sono

Mi chiamo Annalisa Borghese e il mio nome di battesimo mi piace. Lo riconosco mio e arriva in parte dalla mia amata nonna materna che si chiamava Annita, con due enne, e mi voleva un gran bene.

Maternità e scrittura sono due punti fermi per me nel senso che mi definiscono nel continuo fluire che io, segno d’aria, percepisco quotidianamente sotto pelle.

Affascinata dai racconti di nonna e mamma, le parole hanno sempre accompagnato la mia innata curiosità nei confronti della vita e del mondo interiore. Il mio primo diario è stato un quadernetto con la copertina in jeans e lucchetto. Di quelle righe di bambina da poco affacciata all’adolescenza non conservo nulla, ma ho mantenuto l’amore per la parola scritta e la volontà di scrivere anche senza ispirazione per poter imparare a scendere sotto la superficie delle cose.
Di alcuni generi di scrittura ho una lunga esperienza anche in ambito professionale.

Il tratto materno l’ho sentito fin da piccola quando giocavo a fare la mamma non solo per emulazione. Già allora coltivavo il desiderio di diventare un giorno madre.

Bambina timida e sensibilissima, cresciuta in diverse città del nord e centro Italia con la prospettiva di un percorso delineato a priori, durante gli anni universitari ho incominciato a cercare tenacemente un’alternativa pur senza crederci fino in fondo. Vivevo già il pensiero ciclico come esperienza attraverso la mia ciclicità pur senza esserne consapevole. Era poco più di un’intuizione, non condivisa né condivisibile; erano sfumature di sensazioni e significati che tenevo per me senza essere capace di gestire la mia ricchezza emotiva.

Una profonda crisi attorno ai quaranta mi ha portato a “dover” credere davvero nella possibilità di essere me stessa e di incominciare ad ascoltare e amare la mia parte bambina a lungo ignorata. La rabbia accumulata come un fiume in piena ha rotto gli argini delle mie sicurezze trascinandomi in un vortice di dolore che mai avrei creduto.
Ho ricominciato faticosamente da me. Sentivo che “dovevo” farlo non soltanto per me, ma anche per i miei amati figli affinché potessero percorrere il proprio cammino con meno zavorra sulle spalle ché già i condizionamenti sono tanti e vari.

Oltre vent’anni di giornalismo culturale, alcuni anni di insegnamento nelle scuole dopo la laurea in lingue e altre esperienze in ambito comunicativo sono confluite nel diploma presso l’Istituto Internazionale di Psicosintesi Educativa a Trento. Ho proseguito con la formazione di stampo anglosassone sui temi della matrice ciclica e nel frattempo il pensiero circolare è diventato per me un approccio alla vita, legittimato dall’incontro con la mia prima maestra di ciclicità, Alexandra Pope, che mi ha mostrato e dimostrato attraverso l’esperienza quanto il sistema di pensiero lineare sia conflittuale, parziale, frammentario e riduttivo. Non da demonizzare né da eliminare in certi contesti, ma è un sistema che ci allontana dalla felicità generando comportamenti disfunzionali.
Da qui è incominciata anche la mia ricerca della connessione con la natura – un bisogno diventato irrinunciabile – e l’accettazione di spaziare senza focalizzarmi su un unico tema.

Oggi il counseling per me è un modo di essere e una professione che esercito nell’ ambito dell’educazione permanente.

Riconoscere le emozioni è fondamentale per poterle viverle come bussola interiore senza proiettarle o reprimerle. Così, là dove possibile, in seminari e laboratori di scrittura espressiva in piccoli gruppi e percorsi individuali di counseling attraverso la scrittura delle lettere accompagno le donne a diventare madri di sé, uniche nella propria originalità, consapevoli di ciò che sono e delle loro trasformazioni, pienamente umane oltre i condizionamenti di un modello culturale mortificante.

Infine, ma di certo non meno importante, sono mamma di Martina e Michele e nonna di Andrea.
Da diversi anni pratico (con poca disciplina) qigong che mi insegna a recuperare centratura ogni volta che mi perdo nelle mie emozioni formato gigante. Anche macinare chilometri in sella alla mia bici da corsa ha il suo effetto benefico. La libertà sui pedali, un bagaglio essenziale, taccuino e matita, il vento sulle gambe…
Mi piace altrettanto vivere la casa, custodire il silenzio per farmi casa e dedicarmi a interessi vari che seguo in ordine sparso con ampi spazi di intima gioia…

(Un counselor è un professionista di cui alla Legge 4 del 14/1/2013.
Non sono iscritta ad alcuna associazione professionale).

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