Si impara da bambini: questo posso farlo, questo no. Spesso non ci arrivano neppure spiegazioni anche se un no saremmo in grado di comprenderlo.
Si fa così e basta.
Essendo cresciuta con i valori dell’ubbidienza, della serietà e dell’onestà ne so qualcosa. Quei no diventano tuoi, ti restano addosso come fossero una tua scelta e non è così. Il corpo ti mette sull’avviso. Ma le convinzioni diventate abitudini sono più forti. Scegliere diventa difficile, le emozioni a volte un intralcio, i pensieri depotenzianti dietro l’angolo. E vai sulle difensive, ti contrai nello sforzo di difenderti e nello stesso tempo di fare bene secondo quegli insegnamenti appresi da piccoli.
Alle proprie difese siamo talmente attaccati da non accorgerci neppure che ci sono. Questione di sopravvivenza. Ed è così che congeliamo pure le emozioni giudicandole inappropriate. ”Non dovrei provare questo!” e invece lo provo, lo provo eccome e non so cosa farne. Ci aggrappiamo anche a queste emozioni scomode e invadenti nel tentativo di tenerle sotto controllo. E più ci proviamo, più le emozioni ci scappano via come anguille senza dissolversi come è nella loro natura. Scappano e restano. Impossibile ingabbiarle. Si possono soffocare ma troveranno sempre un’altra via di uscita…
Il senso della possibilità con il controllo non ha nulla a che vedere. Il senso della possibilità non è rigido e statico, non può esserlo perché correlato alla fiducia. E a questo punto arriva una domanda grande: si può avere fiducia – mi chiedo e ti chiedo – senza un briciolo di consapevolezza di chi sono e di che cosa ci faccio al mondo?
