Mi guardo intorno e vivo momenti di smarrimento dentro parole ascoltate infinite volte. Parole dettate da un pensiero che separa, allontana, oppone: se da una parte si parla di speranza, dall’altra a dominare c’è la paura e come non bastasse il conflitto è oggi anche qui, dentro i confini di un’Europa disseminata di lapidi e memoriali, su una terra dove ancora siamo incredibilmente divisi in buoni e cattivi.
Tutte le tradizioni sapienziali concordano sul fatto che per portare la pace là fuori occorre nutrire la pace al nostro interno e sembra una cosa strana perché mica siamo in guerra con noi stessi, anzi siamo certi del contrario. In realtà basta poco. Basta che due parti di noi vogliano cose diverse e scatta il conflitto.
Senza immaginare chissacché, ti è mai capitato di volere una cosa e l’esatto opposto? Ad esempio di voler uscire con i tuoi amici, ma quasi quasi te ne staresti anche a casa a goderti un po’ quel comodo divano che è stato un ottimo acquisto!
Non sapendo bene che cosa fare ti infastidisci. Magari te la prendi pure con quelli che hanno sempre voglia di uscire o viceversa, con quelli che non si schiodano dal divano, e una rabbia sottile inizia a serpeggiare dentro di te. Alla fine decidi. Devi pur farlo e qualunque cosa tu scelga, ti dici che forse avresti fatto meglio a fare il contrario. Non ti è mai capitato? A me sì… mi capita eccome. E anche se si tratta di piccole, piccolissime scelte come questa, che non mettono in dubbio i tuoi valori fondamentali, non è che si stia proprio bene nell’indecisione, strattonati di qua e di là. In quei momenti io sento proprio il bisogno di darmi un po’ di pace.
Ecco, incominciare dall’ascolto delle nostre parti interiori senza giudicarle è il primo passo di pace nei confronti di sé. Non che questo cambi i destini del mondo, certo, e tuttavia è da qui, da questo primo passo individuale di pace interiore che nasce la possibilità di migliorare le sorti dell’umanità se ognuno di noi fa questo grande lavoro di pacificazione interna. Serve a nutrire il benessere personale che non è soltanto individuale perché se sto bene io, stanno meglio anche le persone che mi sono accanto e via via, in cerchi concentrici il benessere si amplia. Questo possiamo farlo ogni giorno. O almeno provarci. È un deterrente al senso di impotenza e di rassegnazione che ci imbriglia e alla lamentela cronica. Ascoltiamo le parole con cui ci rivolgiamo ai noi stessi e ci raccontiamo agli altri. Con queste parole nutriamo l’amore di sé?
Se vi interessa leggere qualcosa in proposito, “Amore perfetto, relazioni imperfette” di John Welwood è stata una bibbia per me. Da leggere e rileggere, apre il cuore…
Lo trovate qui: https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__amore_perfetto_relazioni_imperfette.php?id=11217&pn=7508
