Stagione chiassosa, l’estate. Spiagge affollate in cui il chiacchiericcio diventa rumore di fondo, sentieri presi d’assalto e neppure una panca per mangiare tranquilli l’ultimo panino prima di riscendere a valle; ciclopedonali per bici sfreccianti come se godersi il panorama fosse una perdita di tempo.
Io ho bisogno di silenzio anche d’estate. E di tempi lenti per usare i sensi, tutti e cinque. Amo la bicicletta, pedalare non mi costa fatica e se il vento è favorevole piace anche a me spingere sui pedali, ma poi rallento. Mi piace guardarmi intorno, sentire i profumi, canticchiare, sorridere ai ciclisti che incrocio come per complicità segreta fra chi ama le due ruote. Mi piace cercare la luna nel cielo anche se sono le dieci del mattino. E mi piace sentire le stagioni sulla pelle, fermarmi per uno spuntino sotto un albero e ascoltare le cicale… E prima di salire di nuovo in sella ringraziare dell’accoglienza il mio custode verde.
Il tempo lento va a braccetto con il silenzio. Profumi e colori stanno insieme.
Il mio lavoro non renderebbe senza tutto questo. Tante ore davanti ad un computer prosciugano, troppo seduti non fa bene. Eppure è la nostra quotidianità. Il profitto lo richiede, l’economia gira così, il Pil detta legge. È un valore il Pil? Intendo dire, nutre i nostri pensieri più belli? Fa bene al corpo e all’anima? Tiene in considerazione la ciclicità di donne e uomini e la natura con le sue stagioni?
Siamo immersi in un universo che è governato dalla ciclicità, noi tutte e tutti lo siamo, eppure perseguiamo un sistema di pensiero lineare che informa economia, cultura e società; un mondo in cui l’affanno taglia i sentimenti e non si sta più bene nelle cose che si fanno.
Il Ciclo dei Desideri, il progetto di divulgazione e counseling al femminile di cui sono autrice e promotrice, si fa anche queste domande e più che risposte cerca alternative a quelle preconfezionate. D’altronde quando ci si focalizza sulla ricchezza del mondo interiore, quando si incomincia ad ascoltare la propria ciclicità fidandosi del proprio ritmo, le domande arrivano al traino di bisogni inascoltati e sogni che chiedono di mettere radici. Perché per stare bene fuori occorre stare bene dentro, occorre rifarsi natura. Rispettarne i cicli. E rallentare per ricaricarsi.

Al domandarmi perché persone dotate di un simile pensiero, giungano raramente sulla mia via, rispondo ingenuamente :
Perché sono poche.
Un aneddoto, realmente accaduto nella Cina del terzo secolo narra che…
_ I protagonisti e il contesto sono stati da me volutamente alterati_
Il Papa si incontra con il Dalai Lama, per una chiacchierata amichevole nei giardini di Naxos, il Papa appesantito ed affaticato, enuncia il proprio pensiero, il Dalai Lama lo segue prima un passo indietro, poi due, ed infine tre, alla fine il Papa pur malmesso, si rese conto di non poter camminare così lento come il Dalai Lama, si girò e ascoltò queste parole:
Io e Lei siamo i viandanti di una via che conduce alla serenità, mai mi permetterei di superarla.
Un caro saluto Wu Otto
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grazie, Wu Otto, per queste parole… tuttavia credo che persone che vivono questa sensibilità non siano poche, solo non ci conosciamo…
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